martedì 5 giugno 2007


ERA UN AUTINNO CALDO

1968
io c’ero.
O forse era il 1969.
Era un autunno freddo.
Con la prima neve
presi l’unico cinque in matematica della mia vita.
Era freddo per le vie di Milano,
lungo il canale.
e nei vicoli di intorno a Porta Romana.
Era freddo
tra i banchi della fiera di Senigaglia.
Eppure qualcuno lo chiamò un autunno caldo.

Io c’ero,
nelle prime titubanti assemblee
nelle vecchie palestre
d’istituti ottocenteschi.
Io c’ero,
nella aula maglia della statale
quando il “movimento studentesco”
emetteva i primi vagiti,
tra i dieci o ventimila in marcia
nelle vie milanesi
gridando “viva Marx, viva Mao, viva Ho Chi Min”.

Io c’ero,
quando si sognava un mondo migliore
quando i nostri sogni
non erano artificiali
e lo spinello non ci apparteneva.
Io c’ero,
quando cercammo di rovesciare il mondo
con fiori e capelli lunghi.
Io c’ero,
quando il prof. distribuiva il sei politico
e c’era gloria per tutti


Io c’ero,
quando la bomba
infranse il futuro,
in un anonima banca milanese.
Nelle fughe
tra i lacrimogeni
dai manganelli della polizia.

Io c’ero,
quando i Beatles cantavano “Yellow submarine”
e l’Equipe 84 ci parlavano di campi nazisti
e per i Nomadi, Dio era morto e poi risorto.

Io c’ero,
cosciente e incosciente insieme.

Cosciente,
nella vita che si apriva
davanti a me,
ad ogni angolo una donna
ed ogni donna un amore
e Battisti ci aiutava ad amare,
ci aiutava a rimorchiare,
quando cantava i nostri amori
e raccontava i nostri umori.

Incosciente,
come lo può essere un adolescente
che scopre la vita
che scopre l’amore
e tutto era bello
e tutto era trasgressivo,
incosciente nell’amore
incosciente nell’essere amato.

Era un autunno freddo.
Io c’ero.

Febbraio 2003

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